Regia:
Michael Haneke
Titolo originale:
Das weisse Band
Interpreti:
Ulrich Tukur, Susanne Lothar, Burghart Klaußner, Josef Bierbichler, Michael Kranz, Marisa Growaldt, Michael Schenk, Jadea Mercedes Diaz
Altri dati:
Nazione: Austria, Francia, Germania - Anno: 2009 - Genere: Drammatico, Guerra - Durata: 144'
Trama:
1913, in una cittadina di campagna nel nord della Germania, una serie di eventi sconvolgono la tranquilla vita della popolazione. Quando le indagini porteranno alla luce i responsabili di quegli atti di vandalismo, si scoprirà che gli ideatori sono dei bambini della scuola che avevano creato una sorta di società segreta forse influenzati dalle sempre più pressanti idee naziste...
Valutazioni:
Come nei due "Funny Games", come ne "La pianista", come in altre occasioni, Haneke continua a riflettere sulla violenza. E qui entra in quella che genererà il male assoluto. Tutto funziona alla perfezione nello scenario scelto dal regista: la claustrofobia del paesino è direttamente proporzionale al suo funzionamento. Ci sono regole che non possono essere disattese, pena la punizione immediata in senso correttivo. La mancanza del nastro bianco, segno di purezza, spezza la ferrea armonia di una comunità che sta in piedi solo grazie ad un complice silenzio. Paura, rassegnazione, adeguamento alle regole esistenti. Calato in un clima freddo e distante, dove il gelo atmosferico corrisponde a quello dei sentimenti, e la ragione ha ceduto il passo alla nuda irrazionalità, il copione scandisce con struggenti fremiti il nascere e il formarsi di quella generazione che passerà dalle durezze della guerra mondiale e poi penserà di sfogarsi applaudendo la follia del nascente nazismo. Haneke sceglie il bianco e nero, gira alla maniera dei film dell'espressionismo tedesco, lavora sulla forma e affonda il coltello in quel seme della violenza che alberga nel profondo della natura umana e talvolta, sollecitato, riemerge. Affresco lirico e duro, apologo antirealista, dramma calato in un tempo preciso e insieme dal respiro metastorico, il film denuncia crudeltà, egoismo, dogmatismo, che distorcono la verità dell'essere umano.
VALUTAZIONE PASTORALE CEI
(..) Si sa che Haneke ha una visione del mondo e dell' umanità perversa e senza riscatto, e questo nuovo film appare ancora più disturbante di altri suoi. Alla vigilia della prima guerra mondiale, in un villaggio agricolo del Nord della Germania, in cui quasi tutti lavorano miserevolmente al servizio del Barone, accadono incidenti strani e drammatici: una caduta da cavallo provocata, la morte di una contadina, il figlioletto del Barone brutalmente picchiato, quasi accecato il piccolo handicappato figlio dell' infermiera. Nelle modeste se non povere case piene di figli, la vita è tranquilla, patriarcale, piena di orrori nascosti: il pastore protestante, esempio di virtù, punisce a bacchettate i figli indegni di quel nastro bianco che premierebbe la loro purezza, i figli ubbidiscono in silenzio covando le loro segrete vendette, le donne non contano, servono. (…) Il lucente bianco e nero senza ombre della pellicola comunica un sinistro senso di mistero che resta tale perché quando il giovane maestro tenta
di decifrarlo, sarà il pastore stesso, virtuoso ma ipocrita, a impedirglielo.
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