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Popieluszko - Non si può uccidere la speranza

Programmazione:
22 febbraio 2010 alle 20:45

Biglietti:
Biglietto per la singola proiezione:
€ 4,50
Carta Cineforum:
€ 35,00
valida per 10 proiezioni a scelta all’interno dell’intera rassegna, per un massimo di due ingressi a film.

SCHEDA

Regia:
Rafal Wieczynski

Titolo originale:
Popieluszko. Wolnosc jest w nas

Interpreti:
Adam Woronowicz, Zbigniew Zamachowski, Marek Frackowiak, Artur Balczynski, Adam Biedrzycki

Altri dati:
Nazione: Polonia - Anno: 2009 - Genere: Drammatico, Storico - Durata: 149'

Trama:
Jerzy Popieluszko è soltanto un giovane sacerdote inviato per caso dagli scioperanti di Danzica. Per questo viene però associato agli operai e ai sindacalisti di Solidarnosc che si oppongono al regime comunista in Polonia. I sermoni di Padre Jerzy denunciano le menzogne del governo e descrivono il malessere della popolazione minacciata dalla legge marziale e dai carri armati nelle strade. I servizi segreti si infiltrano tra le persone più vicine al sacerdote per poi rapirlo, torturarlo e ucciderlo. Migliaia di polacchi partecipano al suo funerale e, da quel momento in poi, non hanno più paura di esigere la verità.

Valutazioni:
Padre Popieluszko è una figura di statura leggendaria in Polonia, famoso per essere stato il "Cappellano di Solidarnosc". E’ infatti quasi per una coincidenza che nei primi anni '80, durante la fase più dura degli scioperi nelle acciaierie, viene mandato nel "tempio operaio del comunismo" per celebrare una messa ed è da quel momento che il suo impegno civile diventa una missione, mai disgiunta dalla sua vocazione ecclesiastica. Il lungo film biografico di Rafal Wieczynski si concentra soprattutto sugli anni '80, con pochi episodi isolati sull’infanzia e sulla giovinezza di Popieluszko che però riflettono in maniera efficace la situazione difficile in cui si trovava la chiesa cattolica polacca tra gli anni '50 e '60. L’impostazione del film si basa sul famoso discorso che papa Giovanni Paolo II dedicò a Popieluszko nel 1987 in occasione del pellegrinaggio alla sua tomba, in cui Wojtyla paragonò il sacrificio del sacerdote alla passione di Cristo. Gli ultimi giorni di padre Popieluszko sono in effetti una lunga analogia con il racconto evangelico, con i suoi momenti di dubbio, di speranza, di disperazione e persino con l’illusione che qualcuno allontani da lui quell’amaro calice, grazie a un provvidenziale trasferimento a Roma. Popieluszko è stato però un martire nel senso più autentico della parola: un uomo pronto a sostenere la propria testimonianza di fede (e civile) al prezzo della vita. Uno dei meriti del film consiste nel dare un impronta umana a Popieluszko, alludendo in maniera molto discreta a un lieve protagonismo del sacerdote in quegli anni difficili. Indubbiamente Popieluszko era consapevole dell’importanza del proprio ruolo nell’incoraggiare i fedeli alla speranza e come ogni uomo non deve essere stato alieno da una sottile, perdonabilissima vanità.
Vengono peraltro usati diversi spezzoni dell’epoca, che conferiscono forza e verità al racconto. L’unico problema del film, che può essere a seconda dei punti di vista un pregio o un difetto, è che si rivolge a un pubblico che ha già una conoscenza della storia polacca degli anni '70-'80. L’unica speranza è che magari possa spingere chi non la conosce a informarsi e fare qualche piccola ricerca per conto proprio.