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Gran Torino

Programmazione:
09 novembre 2009 alle 20:45

Biglietti:
Biglietto per la singola proiezione:
€ 4,50
Carta Cineforum:
€ 35,00
valida per 10 proiezioni a scelta all’interno dell’intera rassegna, per un massimo di due ingressi a film.

SCHEDA

Regia:
Clint Eastwood

Titolo originale:
Gran Torino

Interpreti:
Clint Eastwood, Christopher Carley, Bee Vang, Ahney Her, Brian Haley, Geraldine Hughes, Dreama Walker, Brian Howe, John Carroll Lynch, William Hill, Scott Eastwood

Altri Dati:
Nazione: U.S.A. - Anno: 2008 - Genere: Drammatico, Thriller - Durata: 116'

Trama:
Un veterano della guerra in Korea, Walt Kowalski, vive in un quartiere popolato proprio da koreani. Il suo carattere difficile, lo ha portato, negli anni, ad allontanarsi dai suoi famigliari, ed ora che nel suo quartiere si sta scatenando una banda tra bande rivali, si ritrova sempre più solo. Quando, però, le schermaglie arrivano ad interessare il suo vicino di casa, nonostante questi cerchi di rubargli la sua Ford Gran Torino del 1972 custodita gelosamente in garage, Kowalski, interviene in sua difesa, mettendo a repentaglio la sua stessa vita. Per questo gesto l'uomo viene considerato un eroe, e per ringraziarlo, i suoi vicini, cercheranno di aiutarlo a riportare l'armonia con i suoi familiari.

Valutazioni:
Sarà, come dice, l'ultimo film da lui interpretato? Se così fosse, resta un grande, memorabile passo d'addio. La parabola di Walt Kowalski, dal rifiuto verso tutto e tutti (per chi non compra 'americano') all'apertura, alla comprensione, alla coscienza di dover agire si snoda lungo un percorso che evita con puntiglio scivolate retoriche (la medaglia all'eroe di guerra) a vantaggio di una cronaca tesa e asciutta ma non per questo meno profonda. Il copione riesce ad arrivare alla soluzione del sacrificio finale senza assolutizzare il gesto, bilanciato dall'idea della morte comunque incombente causa malattia. E tuttavia la forza dell'esempio rimane, incisiva e incancellabile, aggrappata a quell'Ave Maria appena sussurrato sottovoce, prima di consegnarsi alle pallottole dei teppisti. Walt rappresenta 50 anni di vita e di storia americane, al pari di Eastwood stesso sempre pronto a gettare sul proprio Paese uno sguardo fatto di compassione e di pietà che sono i presupposti di una grande ammirazione. L'attore-regista compone un nuovo, palpitante ritratto, fatto di luci e ombre, di odio e di amore e, in sintesi, di convinta speranza per il futuro.
Valutazione Pastorale CEI

L'ispettore Callaghan ha definitivamente chiuso nel cassetto la sua 44 Magnum. E se ha cambiato idea Clint Eastwood - che al cinema ha incarnato "Dirty" Harry, lo stereotipo del giustiziere, e in politica, da conservatore qual è, ha abbracciato le idee repubblicane - vuol proprio dire che negli Stati Uniti il vento soffia in un'altra direzione. La prova sta tutta nell'ultimo, notevole film diretto e ottimamente interpretato da Eastwood, 'Gran Torino': un'apologia della non violenza come risposta alla feroce brutalità della strada, ma anche un invito alla tolleranza razziale, contro ogni pregiudizio; in definitiva, una storia di redenzione. (...) A settantotto anni Eastwood con 'Gran Torino' offre, dunque, una lezione di vita, oltre che un'altra superba pagina di cinema, inspiegabilmente ignorata nella notte degli Oscar. Nelle quasi due ore di film - grazie alla brillante sceneggiatura di Nick Schenk, alla sua prima prova, e all'accorta regia - si realizza la catarsi della figura del giustiziere, la cui presenza aleggia impalpabile sul protagonista; un uomo che, nonostante l'età, risulta ancora credibile quando intima minaccioso: "Fuori dalla mia proprietà!". "Questo è il mio film più piccolo - ha detto il regista - ma anche il più personale. Non è tempo di poliziotti estremi, ma di coraggio nel comprendere gli altri". Il messaggio è chiaro ed è diretto a tutti i Kowalski che, sentendosi assediati da un mondo che cambia e che non riescono o non vogliono comprendere, credono ancora di poter combattere una guerra personale".
Gaetano Vallini, L’Osservatore Romano, 13 marzo 2009

Lo strano, o per lo meno l'insolito, in un film hollywoodiano è la libertà che sembra prendersi Eastwood, che a un certo momento dà l'impressione di 'perdersi' in lunghe deviazioni apparentemente non essenziali. Si prende il tempo per raccontare alcune specificità antropologiche degli hmong scherza con le differenze razziali (e razziste) delle varie anime americane, allontana la minaccia che incombe sul film come se volesse far imboccare al film un'altra strada, quella di una commedia di costume un po' fuori dai tempo. E poi, all'improvviso, fa ripiombare lo spettatore di fronte alla violenza e alla crudeltà. Obbligandolo però a fare un passo ulteriore, che è quello dell'assunzione delle proprie responsabilità di fronte alle ingiustizie della vita. E chiudendo perfettamente il percorso che unisce questo film a 'Mystic River' e 'Million Dollar Baby': la coscienza della responsabilità che i padri - veri o putativi poco importa - hanno verso i figli. E il carico di debiti morali da cui non possono certo liberarsi. Alla fine la storia riprende il suo percorso incalzante e sorprendente, che naturalmente lasciamo allo spettatore scoprire. Possiamo solo aggiungere che Eastwood lo fa con una assunzione di responsabilità inusitata anche per i suoi film, quasi fosse riuscito finalmente a fare i conti davvero con la morte che nelle sue ultime regie aveva sempre più invaso le avventure dei suoi non-eroi, finendo per assumere l'aspetto del convitato di pietra, e che Eastwood filma con la semplicità e l'immediatezza che hanno solo i grandi".
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera, 13 marzo 2009

"Clint Eastwood è magnifico nel personaggio: la sua sicurezza evoca il tempo dell'ispettore Callaghan, il resto del film evoca il suo atteggiamento contemporaneo, i due elementi mescolati creano una figura composita toccante, un impasto di rimorso e violenza. La faccia rugosa, il corpo esile, il modo atletico di muoversi esprimono al meglio la fine d'un uomo forte di integrità e di coraggio"
Lietta Tornabuoni, l’Espresso, 19 marzo 2009